DOMINAZIONE &
SOTTOMISSIONE

di Farfallina

AVVERTENZA

Il linguaggio di sesso esplicito utilizzato nel racconto è indicato per un pubblico adulto.
Se sei minorenne o se pensi che il contenuto possa offenderti sei invitato a
uscire.

 


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Il film che stasera sarà proiettato al cinema Astoria, con ingresso riservato ai soci del Cineclub Truffaut, non è recente, anzi è una pellicola piuttosto vecchiotta. L'opera è inserita all'interno di una rassegna cinematografica dedicata alla regista Liliana Cavani e promossa dall'associazione di cui faccio parte.
   "Il portiere di notte", questo il titolo del film, è uscito nelle sale a metà anni 70 e all'epoca fece parecchio scalpore, sia di critica che di pubblico. Perlomeno questo è ciò che sta scritto nell'opuscolo informativo della rassegna. Magari il film non è un capolavoro, ma per il solo fatto che tratta un argomento tabù come il sadomasochismo, questo lo rende degno di attenzione, perlomeno ai miei occhi, tanto più che la protagonista femminile della pellicola è una giovanissima e affascinate Charlotte Rampling; attrice fra le mie preferite. 
   Mi perdo in quest'ultima riflessione, mentre provvedo a rimuovere la tovaglia dal tavolo della cucina, dopo che ho già provveduto a rimuovere piatti e stoviglie e tutto quello che era rimasto sulla tavola alla fine della cena. Di solito la sera, dopo che ho trascorso la giornata in ospedale, non ho molta voglia di mettermi a cucinare, ma stasera ho fatto una eccezione. 
   Da quando con quella zoccola di mia moglie ci siamo separati, circa un anno fa, conduco una vita da single, così, la sera, per cena, mi contengo limitandomi a friggere una bistecca ai ferri o una svizzera accompagnando il piatto di carne con insalata e pomodori; in ogni caso niente d'impegnativo, invece stasera ho finito per prepararmi oltre alla solita bistecca anche un piatto di spaghetti al tonno. Spero soltanto di non appisolarmi sulla poltrona mentre assisterò alla proiezione del film.
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   "Il Portiere di notte" è un film datato, come del resto lo sono le restanti pellicole che compongono la rassegna cinematografica dedicata alla regista emiliana. Il tema del sadomasochismo trattato dalla Cavani è stato ripreso da molti registi e scrittori, suscitando molto meno scalpore di quanto, a suo tempo, aveva fatto la proiezione di questo film. Oramai immagini e raffigurazioni di pratiche erotiche, basate sull'imposizione di sofferenze fisiche, sono rappresentate in molte pellicole e non fanno nemmeno più scandalo. Malgrado ciò sono curioso di potere assistere alla proiezione del film.
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   Questa d'inizio autunno è una sera particolarmente calda. Decido di raggiungere il cinema, distante solo un paio d'isolati dalla mia abitazione, senza ricorrere all'uso della bicicletta come invece sono solito fare quando mi reco sul posto di lavoro in ospedale.
   Mentre cammino, diretto verso il cinema Astoria, non posso fare a meno di pensare alle persone, malate o meno, che praticano il sadomasochismo, principale argomento del film che sto andando a vedere.
   Non sono un moralista e nemmeno un bacchettone, infatti, quando mi capita di fare sesso non mi pongo mai limiti di sorta, anzi penso che sia lecito mettere in atto tutte le pratiche in grado di soddisfare il piacere sessuale di entrambi i partner. Sono consapevole che esistono dei giochi erotici, anche violenti, che possono diventare fonte di appagamento, ma è fondamentale che siano accettati in maniera consapevole da ambo i partner. Ciononostante sono altrettanto convinto che certe pratiche sadomaso, con l'ausilio di manette e corde, vissute fuori da un contesto di pieno accordo, debbano essere assimilate al pari di una violenza sessuale. 
   Non ho mai pratico il sadomaso, però sarei pronto a sperimentarlo con una donna dotata di fascino disposta a essere sottomessa al mio potere, oppure potrei esercitare io stesso questo ruolo assoggettandomi all'arbitraria autorità di una mistress. Se così fosse potrei anche sorprendermi nello scoprire che è un gioco erotico divertente, ma non so se avrei sufficiente coraggio per metterlo in pratica, specie con una sconosciuta. Boh!
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   Il cinema Astoria è l'unica sala cinematografica rimasta in attività fra quelle che, sino a una decina di anni fa, popolavano il centro storico della città; gli altri cinematografi hanno chiuso i battenti uno dopo l'altro per fare spazio, dopo un'adeguata ristrutturazione dei locali, ad agenzie di banche, ristoranti cinesi e moderni condomini a sette e più piani. 
   Nell'immediata periferia, soprattutto in prossimità della tangenziale che assedia con lo scarico dei gas delle vetture la città, sono sorti dei moderni cinematografi. Sono i cosiddetti multiplex, cinema al top del comfort, provvisti di più sale per la proiezione di film. A tale proposito ce né uno, inaugurato di recente, inglobato all'interno di un moderno centro commerciale, che riunisce in un unico complesso più sale per la proiezione congiuntamente a dei locali d'intrattenimento e ristoro. Una moda, quest'ultima, che detesto, così come trovo insopportabile il rumore di chi al cinema, durante le proiezioni, sgranocchia pop-corn oppure quello delle cannucce che aspirano il fondo di un bicchiere di Coca Cola, sovrapponendosi agli effetti sonori del dolby surround, rovinando la visione di qualsiasi genere di film. 
  E poi trovo fastidiose le persone che, nel buio della sala, non lasciano trascorrere più di dieci minuti senza dimenticarsi di controllare il display del cellulare. Merda! Come se le sorti del mondo dipendessero dall'arrivo di un SMS. Detesto anche chi, incurante del posto in cui si trova, mantiene la suoneria del cellulare accesa e risponde alle chiamate mentre sullo schermo viene proiettato il film. A tutte queste persone mi verrebbe voglia di spiccicarglielo nel culo il telefonino.
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   Col passare degli anni, da poco ne ho compiuti quarantadue, sono diventato sempre più intollerante verso la gente che mi sta attorno. Al cinema non reggo chi, oltre a mangiare e bere, abbandona i rifiuti sotto e sopra le poltrone, come non sopporto chi appoggia i piedi sul sedile davanti e disturba gli altri spettatori. Al cinema si dovrebbe andare per guardare il film in silenzio e basta. Cazzo! Se qualcuno ha davvero voglia di mangiare e bere, se ne vada al ristorante. E che cavolo! 
   Di natura sono un tipo ottimista, altrimenti non avrei mai scelto di fare il medico, e spero sempre che questi atteggiamenti cafoni delle persone cambino, ma sono conscio di essere un povero illuso. E' pur vero che da adolescente, nel buio di qualche cinema di periferia, specie nelle sale a luci rosse, anch'io ho mantenuto degli atteggiamenti alquanto indecorosi masturbandomi mentre guardavo le scene erotiche proiettate sullo schermo. 
   A quell'età soddisfare il piacere sessuale masturbandomi a tutta manetta,
più volte al giorno, era una pratica abbastanza normale, anzi probabilmente una necessità fisiologica. Una abitudine che non ho mai abbandonato nonostante l'avanzare dell'età. A tale proposito, quando mi capita vedere alla tivù Woody Allen, non posso fare a meno di ripensare alla frase che l'attore pronuncia nel film - Io e Annie - di cui è protagonista insieme a Diane Keaton, quando dice: "Non bisogna denigrare la masturbazione perché è fare del sesso con qualcuno che si ama!". 
   Procurarmi piacere sessuale, toccandomi il cazzo, è una pratica a cui non ho mai saputo rinunciare. Però il masturbarmi non l'ho mai considerata una pratica erotica capace di sostituire o compensare il piacere sessuale che può darmi una donna. Obiettivamente masturbarsi è un vero toccasana per il corpo e anche per la mente e un potente antistress. E poi è una pratica erotica che esiste da sempre, anzi è l'unico modo che tutti conoscono per fare del sesso sicuro.
   Il genere di piacere che raggiungo masturbandomi è molto diverso da quello che ottengo facendo sesso con una donna. E' un piacere che non ha paragoni. Non sto a dire se è meglio o peggio di una scopata, è soltanto diverso. La stessa cosa penso che accada a tutte le donne quando si toccano.
   Da quando navigando in internet sono incappato nel sito di You-porn anche il modo di masturbarmi si è maggiormente affinato. Infatti, ho scoperto che mi piace toccarmi mentre guardo le immagini che hanno come protagoniste delle pornostar orientali, soprattutto giapponesi. Mi sono accorto che le donne asiatiche sono molto più belle e sexy rispetto a tutte le altre donne. E poi, fatto non trascurabile, nei film si fanno scopare da maschi asiatici niente affatto superdotati, ma con un cazzo lungo e grande pressappoco come il mio! 
   Masturbarmi davanti a questo tipo di immagini va a finire che riesco ogni volta a raggiungere dei portentosi orgasmi, anche se, trovandomi davanti allo schermo di un computer, non mi è dato di potere toccare, odorare e guardare il corpo di una donna in carne e ossa con cui invece farei volentieri del sano sesso.
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   La passione per il cinema ce l'ho nel sangue al pari dello scrivere parole su un foglio di carta. Nessuno me la può togliere. Sono un tipo irrequieto, dall'indole turbolenta, che agisce d'istinto, però quando arriva sera, dopo che ho trascorso l'intera giornata in ospedale, non ho voglia di uscire di casa per andare a chiudermi dentro le mura di una qualsiasi multisala per assistere a degli spettacoli indecorosi di qualche cinepanettone o dell'ennesima commedia all'italiana di Federico Moccia. Piuttosto che guardare queste oscenità preferisco mettermi seduto davanti la tivù e entusiasmarsi davanti a qualche replica di un vecchio film. 
   Una eccezione a uscire di casa per andare al cinema la faccio per le serate organizzate dal Cineclub Truffaut. Sono certo che anche stasera mi ritroverò in compagnia di un pubblico attento e ricettivo, il più delle volte composto da studenti universitari, ed io mi sento a mio agio in mezzo a loro.
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    L'ora è un po' balorda, sono in anticipo di mezzora rispetto l'inizio della proiezione. Ho tutto il tempo per entrare al Bar Orientale e ordinare un caffè corretto con una lacrima di Rum. Al momento di pagare la consumazione Astra, la ragazza che sta dietro il bancone e ogni tanto viene a farsi visitare nel mio ambulatorio, mi dice - Stasera offro io, dottore! -. Saluto e ringrazio la ragazza. 
   Ben disposto verso tutto ciò di buono che può riservarmi la serata esco dal locale e a piedi raggiungo il cinema. 
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   L'Astoria è un isola felice fra le molte brutture dell'Oltretorrente, il quartiere popolare che lo ospita, dove gli appassionati di cinema sono soliti ritrovarsi per assistere alla proiezione di film.
Le serate organizzate dal Cineclub Truffaut assomigliano un po' ai cineforum a cui prendevo parte in parrocchia da ragazzino. Le rassegne sono in dedicate in prevalenza a registi d'avanguardia le cui opere non privilegiano l'aspetto commerciale, ma soprattutto il valore artistico, l'impegno sociale, la sperimentazione del linguaggio cinematografico. 
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   La platea del cinema Astoria può ospitare all'incirca quattrocento persone. Occupo una poltrona a metà sala e rimango in attesa che inizi la proiezione. Mi guardo intorno sorpreso nel costatare che la sala si sta riempiendo poco per volta di spettatori, probabilmente incuriositi dal tema scabroso della pellicola, penso io.
Si spengono le luci in sala e sullo schermo prendono forma le immagini del film.
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   La storia rappresentata da Liliana Cavani nel film ha come protagonisti una ebrea austriaca (Charlotte Rampling) e un ex-ufficiale nazista (Dirk Bogarde) che a suo tempo, incontratisi in un campo di concentramento tedesco, si erano amati in un ambiguo rapporto di dipendenza "vittima-carnefice".
   Vent'anni dopo la tragica esperienza vissuta nel lager nazista la donna ebrea scopre, nelle vesti di un portiere di notte in un hotel di lusso austriaco, l'ex ufficiale nazista e insieme rinsaldano il loro enigmatico e ambiguo legame.
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   La proiezione a cui ho assistito stasera è un'opera particolarmente complessa che può essere interpretato in vari modi, lo intuisco da come in sala si evolve il dibattito. Fatico a seguire il discorso di chi, fra il pubblico femminile, coglie nel film una metafora femminista sulla donna oggetto. Nemmeno mi trovo d'accordo con chi sostiene che la regista ha voluto più di tutto sviluppare il tema dell'Olocausto. Trovo invece che il film sia pregno di una fascinazione torbida, seppure a mio parere romantica, anzi sembra quasi che la regista abbia voluto privilegiare l'aspetto erotico della storia, dando a intendere a noi spettatori che il rapporto sadomasochistico fra i due protagonisti del film, rappresenta soltanto una possibilità fra le tante combinazioni dell'eros di cui tutti possiamo godere in natura. Mi trovo a condividere il pensiero di chi fra il pubblico sostiene quest'ultima interpretazione, ma non ho nessuna voglia di prendere la parola a sostegno della tesi.
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   Il dibattito volge al termine. Il pubblico abbandona le poltrone e spopola la sala. Mi accodo alle persone che si dirigono verso l'uscita e raggiungo il foyer. 
   Il tragitto che mi separa da casa è abbastanza breve: fra dieci minuti sarò a letto. Sto camminando sul marciapiede quando alle mie spalle avverto un'insistente picchiettio di passi. Giro il capo e la vedo. Lei mi riconosce e mi saluta concedendomi un sorriso a trentadue denti.
   - Buona sera dottore.
   La donna che mi ha salutato è una delle mie pazienti. Capelli biondi, morbidissimi, taglio impeccabile, tette come pompelmi, maglietta di due taglie sottomisura, jeans a vita bassa. Insomma una gran fica. Non ricordo il suo nome, eppure non è il tipo di femmina che passa inosservato. Rallento il passo e lascio che mi affianchi, poi mi rivolgo a lei.
   - Probabilmente è soltanto una mia impressione, però stasera l'ho vista accalorarsi parecchio nel corso del dibattito.
   - Ne è sicuro?
   - Beh, adesso non vorrà negare che ha contestato un po' tutto quello che sostenevano gli altri spettatori. Lo ha fatto con una tale enfasi e passione da suscitare un certo scompiglio fra la gente presente in sala. 
   - Lei condivide quello che ho detto?
   - Fatico ad accettare la sua versione. Quello che la regista ha voluto comunicarci con questo film è molto complesso. Ha favore della Cavani occorre dire che avuto molto coraggio, all'epoca, nel trattare un tema scomodo e disturbante come quello della trasgressione sessuale, anche perché a rendere il film ancora più scandaloso è il contesto in cui è ambientata la storia. Sono dell'idea che il film non vuole essere soltanto una parabola sul masochismo, altrimenti sarebbe come sminuirlo, non crede?
   - Balle! E lei dottore lo sa bene, vero? 
   - Perché dice questo? - dico arrestando il passo e guardandola fissa negli occhi.
   - Ci scommetto che lei si è eccitato parecchio nel vedere le scene di sesso dove Charlotte Rampling è vittima delle attenzioni erotiche del suo carnefice. A lei, da spettatore, che effetto ha fatto questo amore proibito?
   Mentre pronuncia queste parole sembra essere di nuovo sotto gli effetti dell'adrenalina che ha caratterizzato la veemenza dei suoi interventi durante il dibattito. Riprendo a camminare e lei accompagna il mio avanzare nella direzione del Ponte di Mezzo.
   - Lo sguardo sferzante di Charlotte Rampling - prosegue la donna. - I seni minuscoli, con i capezzoli pronunciati, sono simbolo di una sensualità ambigua, emblema di perversione, ma anche di libertà, non lo ha notato?
   - Durante il dibattito mi sono trovato a condividere il pensiero di quella spettatrice che ha sostenuto l'idea che il film è un autentico inno all'amore libero, anche se, aggiungo io, è un amore pregno di violenza e sadismo nella sua depravazione. Se devo essere sincero ho ben poca cognizione delle pratiche di sadomasochismo, però non sono il tipo che si scandalizza se c'è chi le pratica. Comunque, detto questo, penso che ogni persona è libera di vivere la propria sessualità come meglio crede. 
   - Chi come lei non ha mai praticato il sadomaso pensa che sia soltanto un insieme di rituali sessuali imperniati sul gioco della sottomissione, vero? In realtà il sadomaso è un universo di piacere, infatti, i partner possono mettere in pratica straordinari modi di agire che però hanno come unico scopo quello di raggiungere l'appagamento sessuale.
   - Lei lo pratica?
   - Sì.
   - L'ho capito da come ne ha parlato durante il dibattito.
   - Le pratiche sadomaso sono talmente varie ed eccitanti che tutti dovrebbero provarle almeno una volta nella vita. Le garantisco che, una volta sperimentato, il sadomaso non si abbandona più.
   - Penso di non sono portato a praticare il sesso in modo violento.
   - Sbaglia! Il sadomaso è tutt'altra cosa. E' soltanto un bellissimo gioco di ruolo in cui si crea complicità fra dominatore e sottomessa.
   - Sottomessa?
   - Ho detto sottomessa?
   - Sì.
   - Comunque il sadomaso non è una semplice pratica sessuale come molti erroneamente tendono a credere. E' una sperimentazione continua del piacere, un modo per liberare le proprie pulsioni sessuali in pieno accordo con il partner.
   - Non mi ha ancora svelato se il ruolo che lei assume quando lo pratica è quello di dominatrice oppure sottomessa.
   - Secondo lei?
   - Humm... sottomessa. Sbaglio?
   - E' bello sentirsi presa da un uomo e assecondarlo in modo da soddisfare ogni sua fantasia erotica, compiacendolo in tutti i modi. Mi piace sentirmi in suo potere, mi eccita terribilmente dirgli che è il mio padrone e da schiava essere sottomessa alla sua volontà.
   - Per esempio?
   - Beh, una delle prime volte che ho praticato il sadomaso mi è accaduto di ritrovarmi nuda, inginocchiata davanti al mio partner, e lui mi ha ordinato di prenderglielo in bocca, il cazzo. 
   - E allora, tutto qui?
   - Ho cominciato a succhiarglielo molto lentamente per non fargli raggiungere troppo presto l'orgasmo. Lui ha assecondato il movimento della mia bocca muovendo il bacino avanti e indietro in perfetta simbiosi con le mie labbra. Tutt'a un tratto, per sbaglio o forse no, ha strusciato la cappella contro i denti. Allora mi ha detto che dovevo essere punita per l'errore che avevo commesso. 
   - Naturalmente faceva tutto parte del gioco, vero?
   - Non sapevo in che modo mi avrebbe punita, ma ero certa che lo avrebbe fatto. Faceva parte del gioco come ha detto bene lei.
   - In che modo è stata punita?
   - In un attimo l'adrenalina mi era salita a mille. Il cuore pulsava come una locomotiva e il fiato mi si era mozzato in gola. Ero eccitata e impaurita nello stesso tempo con i capezzoli turgidi e la fica in un acquitrino. Quando ha lasciato cadere sulla mia pelle nuda lo scudiscio, ripetendo quel gesto più volte, non ho potuto trattenermi da gridare anche se lui avrebbe voluto che non lo facessi. Per il solo fatto di essermi messa a urlare mi ha impartito un'altra punizione.
   - Cioè?
   - Ha cominciato a sculacciarmi con un altro scudiscio di cuoio solleticando le mie parti intime facendomi bagnare ancora di più. 
   - Dolore è sempre sinonimo di piacere?
   - A volte provo disgusto per me stessa e per il sadomaso, ma poi continuo a praticarlo perché mi piace da morire. Di solito il gioco finisce con il mio partner che mi mette quattro zampe e mi penetra con violenza.... ehm.
   - E' questo quello che infine lei desidera? Essere violentata?
   - Sentire l'erezione del mio padrone che si muove dentro di me mi paralizza ogni volta di piacere. Mi piace essere sedotta dal cazzo che mi penetra mentre il suo corpo si contorce su di me sino a esplodere in un godimento che ogni volta sembra essere senza fine.
   - In poche parole lei si assoggetta a essere punita per fare godere il suo partner, è così?
   - Beh, mi piace anche farmi succhiare il clitoride quando sono legata e in suo potere, lui sa come fare a stordirmi di piacere. Questo di essere legata e da lui leccata, senza potermi ribellare, è un atto del sadomaso che trovo particolarmente piacevole.
   - In conclusione il sadomaso fa provare delle emozioni sconvolgenti.
   - Sì, basta provare. Lei dottore si sentirebbe maggiormente a proprio agio nel ruolo di dominatore o in quello di chi è sottomesso?
   - Io?
   Tutt' a un tratto penso che mi piacerebbe assumere il ruolo di dominatore e fare sesso con lei, governandola e sottomettendola alla mia volontà dopo averla legata e resa impotente. Un brivido percorre per intero il mio scheletro mentre camminiamo affiancati. Ho il cazzo in tiro e la cosa non mi sorprende. In effetti, non mi spiacerebbe se assecondasse tutti i miei desideri, magari anche punendola se vorrà, giocando col suo corpo, finendo per ficcarglielo dritto nel culo, il cazzo.
   - Io mi fermo qui. - dice indicandomi il cartello della fermata del bus. 
   I suoi occhi bruciano di passione, perlomeno questa è l'impressione che ne ricevo. Non so che fare, forse dovrei accompagnarla sino alla sua abitazione, ma ci vuole coraggio per farlo e io non ne ho a sufficienza.
   - Quando si pratica il sadomaso capita che ti trasformi in un'altra persona ed entri in un fantastico mondo di cui sei il padrone assoluto.
   Mentre finisce di pronunciare queste parole arriva il bus. La porta a soffietto si apre e lei sale sul mezzo pubblico. Appena è sopra il bus si rivolge a me.
   - Allora? . dice estendendo la mano nella mia direzione come se volesse invitarmi a seguirla.
   Guardo il bus allontanarsi e proseguo verso casa.





 
 

 

 
 

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